Il 10 gennaio 1947 il PSIUP riprende la denominazione di Partito Socialista Italiano (PSI). Mantiene la classe dirigente del partito perdendo la corrente socialdemocratica guidata da Saragat, che dā vita al Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI), e marcando una distanza dai comunisti ormai definitivamente agganciati allo stalinismo sovietico. Con i comunisti decide comunque di fare un fronte comune, il Fronte Democratico Popolare, per le elezioni dell'aprile 1948. Questa posizione fa perdere l'anno successivo la corrente di destra del partito, capeggiata da Romita, che nel dicembre 1949 si unirā a una parte dei socialisti democratici usciti dal PSLI dando vita a un nuovo partito che prenderā il nome di Partito Socialista Unitario (PSU). Nel maggio 1951 Il PSLI e il PSU si fonderanno nel Partito Socialista - Sezione Italiana dell'Internazionale Socialista (PS-SIIS), che nel gennaio 1952 diventerā Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI). Una svolta importante nella storia del PSI č costituita dal Congresso di Venezia del 1957, quando il partito comincia a guardare favorevolmente all'alleanza con i moderati della Democrazia Cristiana: si rafforza il nesso socialismo-democrazia e il PSI abbandona i legami con il blocco sovietico. Nel 1963 il PSI viene segnato da una nuova spaccatura: la corrente di sinistra esce dal partito e nel gennaio del 1964 dā vita a un nuovo Partito Socialista Italiano di Unitā Proletaria (PSIUP). Il 30 ottobre 1966 il PSI e il PSDI si riunificano nel PSI-PSDI Unificati, che il 28 ottobre 1968 riprende la denominazione di Partito Socialista Italiano (PSI). Ma l'unitā dura meno di due anni e, da una nuova scissione della componente socialdemocratica, nel luglio 1969 nasce il Partito Socialista Unitario (PSU), che nel febbraio 1971 diventa Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI). Tutti questi passaggi e queste scissioni danno un'idea del travaglio politico del PSI nel quale sono presenti due anime, una tendente a una maggiore coesione con il PCI su ideali che si ispirano a Karl Marx e un'anima tendente a perseguire una politica di riforme progressive che non mettano in discussione l'assetto sostanziale delle istituzioni. |